EMILIO
AMBASZ

ANDREA
BRANZI

MARIE-ANGE
BRAYER

BRUNO
CORÀ

GILLO
DORFLES

JOSEPH
MASHECK

FRÉDÉRIC
MIGAYROU

CLAUDE
PARENT

LUIGI
PRESTINENZA
PUGLISI

ETTORE
SOTTSSAS JR

JAMES
WINES
 
FRÉDÉRIC MIGAYROU

da Architetture Antropiche , in 'Gianni Pettena. Il mestiere dell'architetto', Silvana Editoriale, 2002

Gianni Pettena è un architetto e niente ci permette di mettere in dubbio la natura della sua attività cercando di assimilarla a quella di un artista. I suoi interventi sono unici, rispondono il più delle volte a un programma di progetto che egli si è proposto e mantengono con attenzione una eterogeneità che si ribella di fronte a ogni uniformità di stile o di pratica (….) E tuttavia, Gianni Pettena si è sempre negato all'architettura, ha sempre rifiutato la sua strumentalizzazione, ha rifiutato il fatto che praticarla significhi chiudersi nelle rigidità di una professione. Radicale egli lo è più di ogni altro, dopo che si sarà allontanato da tutte le strade scelte dai suoi compagni del movimento radicale sia italiani che austriaci. Rimane uno dei pochi a non essere caduto nel baratro del neo-storicismo postmoderno… La negazione di ogni principio d'identità, di ogni regola, sarà presente nell'opera di Pettena come una costante immutabile: egli cercherà senza tregua di condurre l'architettura al suo fine, di compiere il suo destino, di far accettare la sua finitezza attraverso la permanenza dei suoi oggetti. Questione di temporalità, Pettena vuol riallacciare il dialogo direttamente con gli architetti, vuole reincarnare l'intenzione, il gesto, la decisione che fa nascere l'architettura. Liberarsi dell'architettura o liberare l'architettura dalla presenza di uno spazio definito dalla misura e dalla dimensione, è un tema che anima le opere di Pettena in modo ossessivo.