EMILIO
AMBASZ

ANDREA
BRANZI

MARIE-ANGE
BRAYER

BRUNO
CORÀ

GILLO
DORFLES

JOSEPH
MASHECK

FRÉDÉRIC
MIGAYROU

CLAUDE
PARENT

LUIGI
PRESTINENZA
PUGLISI

ETTORE
SOTTSSAS JR

JAMES
WINES
 
CLAUDE PARENT

Nelle recenti mostre sull'architettura radicale passeggia, con un gran sorriso, un uomo-bambino dallo sguardo luminoso, aperto sulla vita come lui la vede. Quest'uomo stupito, sempre in attesa di una sorpresa per noi e per lui, viene indicato come un architetto-artista o viceversa, ma sempre, come un anarchitetto. Un'indicazione limpida, per quanto almeno può essere definito un uomo tanto imprevedibile nel suo percorso artistico come Gianni Pettena. La sua Clay House del 1972, ricoperta da uno spesso strato di fango rosso, uniformemente distribuito su tetto, muri, finestre e porte, chiude i proprietari in un involucro funebre fin quando la crosta si è seccata, e questa crosta che si screpola e poi cade è un grande monumento di storia dell'arte e dell'architettura insieme. Poco prima, nel 1971, Pettena realizza una Ice Housea Minneapolis con una casa ricoperta, questa volta, di ghiaccio. Recidivo nel 1972, giustifica questa trasmigrazione assimilando il suo operare a quello di un guerrigliero del paesaggio. Non temete, quest'individuo ben educato, pulito nella persona, senza traccia di fango o di ghiaccio, rimane pericoloso. E io l'adoro. (Claude Parent, in Portraits (impressionistes e véridiques) d'architectes, Norma Editions, Parigi 2005)