E.
Sottsass jr, A proposito di Pettena, (1996, ITA)
In
CD-rom "Gianni Pettena tra arte e architettura", LAMS, Università di Firenze
L'ho
conosciuto a Firenze, e credo che fosse ancora studente di architettura. Erano gli anni abbastanza caldi, come si diceva in quei
giorni, i Sessanta, anni politicamente agitati, e anche Pettena era abbastanza
agitato. In quegli anni c'era un
americano che mi pagava un albergo molto lussuoso [a Firenze, n.d.r.] che si
chiama Villa Medici, e stavo in una stanza molto lussuosa che dava
sull'ingresso dell'albergo, e in quei giorni doveva venire il
Sottosegretario di Stato americano. E
io conoscevo Pettena da pochissimo..a parte il fatto che quando mi parlava tutte
le volte dovevo dire 'Per piacere ripeti perché non ho capito niente.' La sua logica e la sua applicazione linguistica..ha una
logica strana che mi faceva fare grandi sforzi di comprensione, ma comunque
eravamo amici e ci sentivamo bene insieme.
E dice 'Senti – dice – viene il sottosegretario di stato e vorrei
tirargli in testa un sacco pieno di merda. Posso usare la finestra della tua
stanza?' Gli ho detto di no perché
mi sembrava un po' esagerato: eravamo circondati da poliziotti sia italiani
che americani e saremmo finiti in prigione immediatamente.
Per me questo è un po' Pettena ancora adesso, perché lui di sacchi strani ne
tira continuamente, mi sembra. Non
so poi nella scuola se è diventato un professore o no, ma mi ricordo appunto
uno dei luosi lavori, quando ha riempito una casa americana di melma, che
non era un'operazione tanto diversa. E
poi non ci siamo visti, ci siamo visti…Poi c'è stato il periodo del
cosiddetto radical design, mi pare che c'erano questi gruppi come Archizoom,
etcetera, che ci vedevamo, sempre pieni di grande volontà rivoluzionaria, di
grande volontà di rinnovamento, e Pettena è sempre stato uno dei personaggi più..eccitanti,
nei discorsi, nelle riunioni, cioè era uno di quelli più agitati, e per questo
credo che tutti l'abbiamo sempre molto amato e continuiamo ad amarlo.
Ci siamo rincontrati molto tempo dopo, qualche anno fa, perché in un paese del
Trentino, a Canazei, c'era un municipio costruito da mio padre che volevano
buttar giù, ed è grazie a Pettena se questo edificio non è stato buttato giù,
e io gli sarò sempre riconoscente perché se quest'opera di mio padre è
ancora in piedi è perché lui tanto ha fatto…ha rotto le scatole a senatori,
a ministri, a giornalisti, cosa che io non sarei mai stato capace di fare, ma
lui l'ha fatto, ha scritto articoli, s'è dato da fare e
finalmente..insomma, l'edificio è su.
Voglio dire che Gianni Pettena anche lì, con tutte le sue logiche discontinue e
balorde, è riuscito poi a portare in porto una cosa che credo sia valsa la pena
di portare in porto.
Ma credo che nessuno possa conoscere molto bene che cosa fa Pettena.
Mi sembra, non so, mi sembra, che vaga sempre con delle logiche
irraggiungibili, con delle logiche imprendibili.
(Ettore
Sottsass jr in "Gianni Pettena tra arte e architettura", Cd-rom a cura
del Laboratorio Multimediale del Dipartimento di Storia dell'Architettura,
Università di Firenze, 1996)