5 elementi in ferro per un'area complessiva
di m 8x8x5,60. Durata 2 mesi circa.
Documentazione: disegni di progetto, foto colore, 2 modelli, animazioni
virtuali, filmato VHS.
Definito
dall'autore 'una Stonehenge contemporanea', ma anche 'una
lezione di percezione spaziale', questo lavoro ribadisce metaforicamente
la convinzione di come non esistano ormai confini, nel rapportarsi alle
tematiche relative allo spazio fisico, tra la sensibilità dell'architetto e
quella dell'odierno artista ambientale.
L'architettura,
rappresentata qui da un'icona che sinteticamente ne simboleggia l'intera
storia, diviene riconoscibile solo attraverso una lettura più attenta dello
spazio, solo attraverso un percorso che conduce da una percezione disattenta a
una più consapevole, capace di considerare e valutare le modifiche, i dati di
riferimento e i rapporti che, all'apparenza sempre mutevoli, si ricompongono
attraverso il controllo della ragione, così che l'apparente disordine trova
(ma può anche non trovare) un ordine, una struttura, una memoria. Con la 'fisicità' e le grandi dimensioni dell'opera, realizzata in
occasione di un convegno sul tema del futuro dell'arte contemporanea in
contesto urbano ("Inonia. Quali città d'arte a venire"?,
Università di Cassino, 25-26 maggio 2001), l'autore intendeva anche
manifestare la propria opinione sul tema del dibattito in un maniera utile a
ribadire, attraverso l'impatto visivo, ogni sua possibile affermazione
teorica.