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elementi, cm 220 x m 14/totale, cartone ondulato e punti metallici.
Durata: 1 giorno.
Documentazione: foto b/n, fotocopie originali, manifesto.
Si conclude con Grazia
& Giustizia la trilogia di installazioni in scala reale, in dialogo,
contestuali con l'ambiente della città, in cui la parola, costruita
intenzionalmente in cartone, materiale deperibile, finisce per autodistruggersi.
La distruzione è invece in questo caso intenzionale: le grandi lettere
sono portate con una lunga processione verso il mare e, con l'accompagnamento
dei musicisti del gruppo di Musica Elettronica Viva che suonano come in un
funerale di New Orleans, vengono buttate in acqua, dove lentamente si imbevono e
affondano.
La trilogia esprime anche la volontà di trascrivere il proprio pensiero in
termini di slogans, come era stato tipico del maggio francese; una volontà
quasi fallita, ma comunque espressa, di mettere in chiaro una posizione
ideologica, l'intenzione di prendere una posizione, di prendere una posizione
anche in quanto operatori nel campo dell'architettura.
Ed ecco allora che queste tre scritte diventano grandi, invadono
l'architettura, dialogano con l'architettura, ne limitano il significato.
L'architettura preesistente fa solo da sfondo alla frase, a questa
parola che di per sé rappresenta uno stereotipo (in Italia è il nome di un
Ministero) e che ingigantita nella scala e con l'uso della & commerciale
assume un valore diverso, critico, ironico.