IL MESTIERE DELL'ARCHITETTO
Maiano, Firenze, 2002

"A Gianni Pettena piace spesso far presente che abita a due passi dalla parete di roccia da cui Leonardo ha fatto i suoi primi studi e esperimenti sul volo. E, parlando di questo sogno di una modernità primigenia che avrebbe plasmato la cultura italiana, si diverte a spiegare che la sua logica è piuttosto quella di una scalata paziente di quella stessa roccia. Però non dice sul serio, perché Gianni Pettena respinge decisamente ciò che fa della pratica architettonica un esercizio professionale, tutto quello che la immobilizza nella ripetizione di regole e norme di cui non ci si ricorda nemmeno come siano cominciate. Di quell'inizio di era moderna che, liberando l'uomo dalle influenze teofaniche, aveva introdotto il principio della sua autonomia, a Pettena non è rimasta che la ricerca empirica di una dimensione giusta per l'uomo, quella cioè di una geometria che, a tentoni, distende i corpi in griglie incerte dove l'architettura rimane ancora in quell'indecisione che ha preceduto il suo formarsi come disciplina…… E' l'idea di un'architettura dolce, vicina all'uomo, in continuo mutamento fisico e morfologico, di costruzioni definitivamente liberate dall'architettura e dalla sua storia. Quest'uomo aggrappato a una parete di roccia, aggrappato a un'architettura, è l'architetto. Non ha la pretesa di costruire una montagna, si sposta, cerca delle prese, è Gianni Pettena."

(da "Architetture antropiche" di F. Migayrou, in Gianni Pettena , Collection Frac Centre, HYX, Orleans 2002)