Cappotto e struttura in legno, cm 180x100x100.
Durata Ia esp, 6 giorni.
Documentazione: schizzi, foto b/n e colore.
Realizzata
per la Galleria Speciale e esposta per la prima volta all'Expo Arte di Bari e
in seguito in Olanda al Groninger Museum (1990) e al Centro Pecci per l'Arte
Contemporanea di Prato in occasione della mostra "Habitus, Abito, Abitare"
(Biennale di Firenze 1996), la 'poltrona' si ricollega, con implicazioni più
inquietanti, di maggiore ambiguità, al progetto della sedia da indossare
realizzato negli Stati Uniti nel 1971, epoca in cui l'ideologizzazione era
maggiore e l'intervento implicava piuttosto un'analisi del comportamento e
una deliberata, ironica critica delle relazioni e dei ruoli sociali.
In questo caso invece l'oggetto è intimamente legato a chi lo crea.
Pettena, che per realizzarlo aveva usato un suo vecchio cappotto, lo
descrisse con queste parole: "Ombra, estensione della mia corporeità.
Ho abitato lì dentro, e mantiene la mia forma, la memoria di me"
(G.P. in catalogo mostra 'Habitus, Abito, Abitare').
Il 'cappotto' è strutturato tra fodera e tessuto con elementi
flessibili che permettono a chi lo indossa di sedersi, ma che gli conferiscono
anche autonomia propria perché, se non indossato, esso acquista il ruolo di una
qualunque poltrona, che prescinde da chi la usa. Dunque, la molteplicità dei
ruoli, delle funzioni, dei soggetti, determina ambiguità, e ansia per chi,
avendola ideata, realizzata e 'abitata', ne percepisce le implicazioni più
inquietanti, quelle di un'ombra anomala, di un altro sé che esiste anche
senza di noi.