ATTIVITA' CRITICA
IL RITORNO DEL "RADICALE"


'Radicals', Padiglione Italia, Biennale di Venezia1996. Documentazione: catalogo omonimo ed. La Biennale di Venezia 1996 e catalogo generale VI Mostra Internazionale di Architettura, ed. Electa/La Biennale di Venezia 1996.
Mostra'Archipelago', Pistoia, Palazzo Fabroni, 9 maggio-11 luglio 1999. Documentazione: catalogo omonimo, ed. Gli Ori, Maschietto & Musolino 1999, filmato VHS ita/ingl.

Alla Biennale di Venezia del 1996, dedicata dal commissario Hans Hollein al tema 'Architetto come sismografo', Pettena cura nel Padiglione Italia, come introduzione storica alle sperimentazioni contemporanee, una mostra documentaria sulla stagione del 'radicale'. I Radicals dalla fine degli anni '50 fino a circa la metà degli anni '70 avevano messo in discussione i canoni della disciplina con proposizioni articolate e innovative, considerate però sia dalla critica del tempo che da quella degli anni seguenti come un contributo essenzialmente concettuale, come teorie 'fantastiche' e visioni utopiche del futuro. A Venezia invece, nel contesto prestigioso della Biennale, vennero presentati da Pettena per la prima volta con il ruolo e la dignità di precursori della produzione più innovativa della scena architettonica internazionale contemporanea. A dimostrazione del fatto che i 'radicali' più che visionari erano stati anticipatori, di un futuro che la società non riusciva all'epoca a accettare o che la tecnica non permetteva ancora di realizzare, molti di coloro che erano presenti nella rassegna curata da Pettena si trovavano anche, con le loro realizzazioni più recenti, nelle attigue sale della mostra tematica generale. La mostra rappresentò un importante episodio da iscriversi nel personale percorso del suo curatore di costante indagine critica sulle avanguardie contemporanee in architettura, che lo aveva per esempio portato a presentare già nel 1982 il lavoro degli emergenti londinesi Nigel Coates, Zaha Hadid, Jenny Lowe e Peter Wilson al Palazzo Te di Mantova, e a realizzare nel 1988 a Firenze un'antologica su Hans Hollein accompagnata da una monografia sulla sua opera, la prima mai realizzata fino ad allora.
La mostra di Venezia contribuì poi senza dubbio al rinnovato interesse nei confronti dell'Architettura Radicale e dei suoi protagonisti, cui sono state dedicate in seguito mostre e pubblicazioni sempre più numerose.
Nella mostra 'Archipelago. Architettura sperimentale 1959-1999', quasi come pagine di un libro da sfogliare, i pannelli che si distaccavano dai muri delle antiche sale del Palazzo Fabroni di Pistoia pur confondendosi con questi per il rivestimento usato, presentavano nuovamente disegni, immagini e scritti del radicale 'storico'. Qui tuttavia il percorso temporale si estendeva fino al contemporaneo, sottolineando quella linea di continuità concettuale che nella mostra veneziana, pur evidente, non era apertamente dichiarata, e la presenza di opere di artisti e architetti in cui si dimostrava come fossero ormai obsolete le suddivisioni disciplinari, ribadiva la modernità del 'radicale': una maniera di interpretare l'architettura, al di là delle funzioni, soprattutto per il suo contenuto simbolico, per la sua capacità di arricchirsi nei contenuti e nei linguaggi grazie a continui 'sconfinamenti' nel campo delle altre arti.