GILLO DORFLES

 

 

Preliminari Per Un'Architettura Concettuale

(In "Gianni Pettena", Silvana Editoriale, 2003)

 

(...), io credo che sia nel passato che ai nostri giorni prima di tutto l'architettura debba prendere in considerazione quelle coordinate spaziali e spazio-temporali, materiche e dimensionali che formano il nocciolo di un edificio e che, se questo non avviene, la costruzione finisce per essere semplicemente una 'machine à habiter', oppure un coacervo di acciaio, vetro e altri materiali costruttivi.

Nel caso di Gianni Pettena avviene di frequente che le sue architetture – perché così possiamo chiamarle – siano prima di tutto messa a punto di una idea costruttiva, idea che può anche non essere realizzata, se non idealmente o ideologicamente, ma che è sempre alla base di quello che è il suo concetto del progettare.  Così molte delle sue costruzioni, come la casa di ghiaccio, la casa di creta o la torre di tumbleweeds, hanno una loro vitalità e una loro sopravvivenza anche al di là del fatto che il momento esecutivo sia andato perduto.

Un esempio, secondo me molto significativo, anche perché dimostra che queste osservazioni valgono non solo per l'attualità ma anche per il passato, è quello dell'intervento di Pettena sul palazzo di Arnolfo a San Giovanni Valdarno, in cui l'euritmia e la straordinaria linearità e simmetria tipiche dell'architettura rinascimentale, vengono in un certo senso trasformate da losanghe inclinate che si sovrappongono ai vuoti dei loggiati e dei portici così da fornire, attraverso l'inserimento di un linguaggio contemporaneo, una percezione diversa eppure ancora integrata al linguaggio del passato.   Con questa operazione si viene ad ottenere un fenomeno molto interessante soprattutto dal punto di vista percettivo, perché dopo che l'edificio è stato osservato con la mascheratura delle bande inclinate e viene poi rivisto una volta ricondotto alla sua primitiva condizione, ci si rende immediatamente conto dell'esistenza di una specifica qualità percettiva che andava perduta senza la 'sovrapposizione' di cui abbiamo parlato: una dimostrazione tra le tante di come molto spesso grandi edifici del passato non siano perfettamente riconosciuti nelle loro diverse coordinate proprio per la insufficienza del nostro atteggiamento percettivo.