PERSONALI          COLLETTIVE         ALLESTIMENTI     



Archipelago.  Architettura sperimentale 1959-1999, Palazzo Fabroni Arti Visive Contemporanee, Pistoia, maggio/luglio1999. Catalogo Gli Ori, Maschietto&Musolino
Archipelago. Architettura sperimentale 1959-1999, Palazzo Fabroni Arti Visive Contemporanee, Pistoia, maggio/luglio1999. Catalogo Gli Ori, Maschietto&Musolino

Premio Masaccio,  S. Giovanni Valdarno (Ar), 1968

 

L’allestimento consisteva in una tamponatura esterna dei colonnati del Palazzo Comunale con  legno, carta catramata nera e carta stagnola.

Un camouflage, una ‘diagonale’ interpretazione di un edificio rinascimentale attribuito ad Arnolfo di Cambio.  Il progetto funziona come una invasione degli spazi dei loggiati:  la differenziazione-contrapposizione delle superfici e dei materiali, con le loro regole e proporzioni, produce quasi una lezione di architettura che, per una volta, insegna a leggere il palazzo anche come una sequenza di facciata : chiudere i vuoti del portico, dei loggiati, e ospitare la mostra in questi spazi recuperati, crea l’occasione per dare la percezione del volume intero e, dopo alcuni mesi, una volta smontato l’allestimento, ridare la percezione originaria del luogo.

Questo allestimento, in seguito chiamato Dialogo Pettena/Arnolfo, diventerà una delle immagini più conosciute del lavoro di Gianni Pettena.

 

 

Notre Dame de Paris.  Il ritorno dei re ,  Refettorio di S.M.Novella, Firenze, 1980

Catalogo Vallecchi, Firenze

 

Il titolo della mostra (“Il ritorno dei Re”) allude ai re carolingi le teste delle cui statue, originariamente collocate sulla facciata di Notre-Dame e sostituite dopo la Rivoluzione da sculture di Viollet-le-Duc, furono casualmente ritrovate durante un’operazione di scavo a Parigi per il caveau di una banca.  Le teste, di epoca romanica, furono esposte  anche a Firenze dopo essere state presentate in prestigiosi musei come il Metropolitan di New York.  L’allestimento di Pettena, risultò particolarmente suggestivo e fu infatti molto apprezzato dalla critica sia di artisti che di architetti per la capacità di evocare, attraverso un uso sapiente della luce, la ‘presenza’ dei re, poichè le teste risaltavano come unico elemento luminoso in un contesto che, proprio perché importante, veniva mantenuto in penombra.

 

Architettura corretta londinese,  Palazzo Te, Mantova, 1981

Catalogo Ed. Casa del Mantegna, Mantova

 

La mostra si colloca nel percorso di costante indagine critica di Gianni Pettena sulle avanguardie contemporanee in architettura che qui, ancora all’inizio degli anni ‘80 lo aveva portato a presentare il lavoro degli emergenti londinesi Nigel Coates, Zaha Hadid, Jenny Lowe e Peter Wilson, destinati a un futuro di grande successo, nel caso di Coates, anche nel campo del design.

 

 

Venturi, Rauch and Scott-Brown, Accademia delle Arti del Disegno, Firenze, 1981

Catalogo Electa, Milano

 

 

Richard Meier,  Accademia delle Arti del Disegno, Firenze, 1981

Catalogo Marsilio, Venezia

 

 

Nigel Coates, Zaha Hadid, Jenny Lowe, Peter Wilson: quattro aspetti dell'architettura contemporanea londinese,  Azienda Autonoma Turismo, Fiesole, 1982

Catalogo Ed. APT, Fiesole

 

 

Superstudio 1966-1982: storie, figure, architetture, Accademia delle Arti del Disegno, Firenze, 1982

Catalogo Electa, Firenze

 

 

Architectural Teaching USA,  Accademia delle Arti del Disegno, Firenze, 1985

Catalogo Ed. la Casa Usher, Firenze

 

Maurizio Nannucci,  Sala d'Arme, Palazzo Vecchio, Firenze, 1983 

 

 

L’allestimento era giocato ancora su una lavorazione dello spazio, compiuta da tre soli, forti elementi, un grande ‘Zot’ e due cunei-stanza, sufficienti a organizzare le diverse zone espositive, pur producendo ambienti assolutamente minimali rispetto all’importanza del contesto medievale.  Una scansione dello spazio che tuttavia per l’impostazione concettuale, d’altra parte realizzata in dialogo con l’artista espositore (Maurizio Nannucci), con la sua presenza finiva per rivaleggiare con le opere esposte, quasi riproponendo la situazione dell’allestimento del Premio Masaccio a San Giovanni Valdarno del 1968 che, con l’intervento ‘radicale’ sul Palazzo d’Arnolfo aveva in certo modo distratto l’attenzione del pubblico dai lavori in mostra.

 

 

Il polo espositivo: un tema, due architetti.  Arata Isozaki, O.M. Ungers,  Piazza SS. Annunziata, Firenze, 1988

Catalogo Electa, Firenze

 

 

Hans Hollein. Opere 1960-1988,  Accademia delle Arti del Disegno, Firenze, 1988

Catalogo Ideabooks, Milano

 

La mostra, un’ampia antologica sul lavoro del maestro austriaco, attività sperimentale, disegni, architetture e design, era accompagnata da una monografia sulla sua opera, la prima mai realizzata fino ad allora.

 

 

Visioni d'Ambiente,  Spedale degli Innocenti, Firenze, 1988

 

Per una mostra il cui sottotitolo era ‘Miraggi di Architettura e di Design’, dedicata all’architettura nelle sue espressioni più fantastiche, a progetti e città in cui ogni spazio architettonico diventa una forma di arte, dalla pittura alla videografica al fumetto, una rassegna di opere contemporanee confrontate anche a esempi illustri delle avanguardie storiche, l’allestimento doveva in qualche modo sottolineare gli elementi di ambiguità e visionarietà dell’impostazione concettuale della mostra, distinguendosi per contrasto, pur mantenendo rigore e sobrietà, dall’armonia stilistica dell’edificio rinascimentale in cui la mostra stessa era ospitata.  Dei tre episodi che la caratterizzavano, il primo era un grande cerchio, una ideale Stonehenge in cui i menhirs erano oggetti di design, il secondo una correzione prospettica che ‘resisteva’ alle leggi della percezione modificandola: uno spazio divergente che non si percepiva all’ingresso perché chiuso da un portale ma che, percorrendolo, permetteva per una volta di vincere la percezione prospettica dello spazio, poiché all’apparenza le linee del ‘corridoio’ espositivo non convergevano in un punto di fuga ma rimanevano parallele. Il terzo episodio infine consisteva in una struttura metallica che all’altezza del soffitto recava sospesi quadri con immagini avveniristiche di città del futuro.

 

 

Ettore Sottsass sr. Architetto,  Palazzo delle Albere, Trento, 1991

Catalogo Electa, Milano

 

Fortemente voluta dal figlio, Ettore Sottsass jr, la mostra, rappresentò anche l’occasione di riordinare e catalogare i materiali riguardanti il lavoro dell’architetto trentino, pubblicati in gran parte nel catalogo della mostra e raccolti in un archivio in seguito donato dal figlio stesso al MART di Trento.


 

Casa Malaparte,  Centro d'Arte Spazio Tempo, Firenze, 1992

 

 

Olmsted: L'origine del parco urbano e del parco naturale contemporaneo, Galleria degli Uffizi, Firenze, giugno/agosto 1996

Catalogo Cento Di, Firenze

L’attenzione al contesto, ai metodi di lettura di questo e alle sue implicazioni simboliche, già ampiamente manifestata in passato soprattutto nelle opere degli anni ’70, si traduce sempre più in Pettena  nelle forme di un’intensa attività critica nei confronti di quegli spazi aperti, di quella natura che diviene architettura perché non solo costruita con una materia ‘vegetale’, ma soprattutto perché portatrice di ruoli simbolici diversi e testimone anche della nascita di concezioni sociali innovative, spesso di  rivisitazione e uso del paesaggio anche per uno scopo pubblico.  Una visita al Central Park di New York compiuta insieme all’amico land artist Robert Smithson è per lui l’occasione della scoperta di una nuova chiave di lettura della ricchezza concettuale e delle potenzialità della landscape architecture, non soltanto nei suoi aspetti di vera e propria forma d’arte ambientale ma anche come strumento capace di riqualificare un ambiente ormai degradato dall’intervento (o dal mancato  intervento) dell’uomo.  L’esempio della storia più contemporanea in quest’ambito viene a lungo indagato da Pettena e si traduce dopo alcuni anni di ricerca e di analisi critica nella grande mostra alla Galleria degli Uffizi di Firenze dedicata a Frederick Law Olmsted, fondatore della moderna architettura del paesaggio, grande figura di pensatore e riformatore che fu al centro della vita intellettuale degli Stati Uniti nella seconda metà dell’Ottocento. 

 

Uno scrittore in rivolta.  La casa di Capri, Chiesino di Sant'Ambrogio, Prato, 1996

 

 

Radicals. Architettura e design 1960-1975, Padiglione Italia, Biennale di Venezia, 1996

Catalogo Il Ventilabro/La Biennale di Venezia

 

Alla Biennale di Venezia del 1996, dedicata dal commissario Hans Hollein al tema ‘Architetto come sismografo’,  Pettena cura nel Padiglione Italia, come introduzione storica alle sperimentazioni contemporanee,  una mostra documentaria sulla stagione del ‘radicale’.  I Radicals dalla fine degli anni ’50 fino a circa la metà degli anni ’70 avevano messo in discussione i canoni della disciplina con proposizioni articolate e innovative, considerate però sia dalla critica del tempo che da quella degli anni seguenti come un contributo essenzialmente concettuale, come teorie ‘fantastiche’ e visioni utopiche del futuro.  A Venezia invece, nel contesto prestigioso della Biennale, vennero presentati in questa mostra per la prima volta con il ruolo e la dignità di precursori della produzione più innovativa della scena architettonica internazionale contemporanea.  La mostra rappresentò un importante episodio da iscriversi nel personale percorso del suo curatore di costante indagine critica sulle avanguardie contemporanee in architettura, e contribuì senza dubbio al rinnovato interesse nei confronti dell’Architettura Radicale e dei suoi protagonisti, cui sono state dedicate in seguito mostre e pubblicazioni sempre più numerose.

 

 

Niki de Saint Phalle.  Il Giardino dei Tarocchi, Polveriera Guzman, Orbetello, 1997

Catalogo Charta, Milano

 

 

Giardini Parchi Paesaggi.  L’avventura delle idee in Toscana dall’Ottocento a oggi”, Galleria degli Uffizi, Firenze, aprile/luglio 1998

Catalogo Le Lettere, Firenze

 

La mostra riguardava la medesima materia dell’esposizione dedicata a F.L. Olmsted nel 1996 nella stessa Galleria, una materia però indagata in particolare per la Toscana dall’Ottocento a oggi,  illustrando un percorso storico che comprendeva anche la considerazione e la rivalutazione di quel paesaggio che è il risultato del lavoro dell’uomo (bonifiche,cave, etc.), fino all’analisi e alla presentazione dei più moderni parchi tematici di scultura e di arte ambientale.

 

 

Archipelago.  Architettura sperimentale 1959-1999, Palazzo Fabroni Arti Visive Contemporanee, Pistoia, maggio/luglio1999

Catalogo Gli Ori, Maschietto & Musolino

 

Nella mostra, quasi come pagine di un libro da sfogliare, i pannelli che si distaccavano dai muri delle antiche sale del Palazzo Fabroni di Pistoia  pur confondendosi con questi per il rivestimento usato, presentavano disegni, immagini e scritti del radicale ‘storico’.  A differenza della mostra sul ‘radicale’ allestita alla Biennale di Venezia nel 1996, qui tuttavia il percorso temporale si estendeva fino al contemporaneo, sottolineando quella linea di continuità concettuale che nella mostra veneziana, pur evidente, non era apertamente dichiarata, e la presenza di opere di artisti e architetti in cui si dimostrava come fossero ormai obsolete le suddivisioni disciplinari, ribadiva la modernità del ‘radicale’: una maniera di interpretare l’architettura, al di là delle funzioni, soprattutto per il suo contenuto simbolico, per la sua capacità di arricchirsi nei contenuti e nei linguaggi grazie a continui ‘sconfinamenti’ nel campo delle altre arti.

 

 

Schegge dal cielo blu, SESV, Facoltà di Architettura, Firenze, giu/lug. 2000

Catalogo Ed. Facoltà di Architettura, Firenze

 

 

Una città sui muri: i manifesti di Fiesole 1903-2003, Palazzina Mangani, Fiesole, nov/dic. 2003

 

 

Radical Design . Ricerca e progetto dagli anni ’60 a oggi, Casa Masaccio, San Giovanni Valdarno, giugno/settembre 2004

Catalogo m&m, Firenze 

 

 

Vienna e dintorni. Abraham/Hollein/Peintner/Pettena/Pichler/Sottsass, Galleria Giovanni Bonelli, Milano, 29.11.2012-2.2.2013

Catalogo Vanillaedizioni, 2014

 

La mostra, curata da Pettena per la Galleria Bonelli di Milano, illustrava il lavoro  di Abraham, Hollein, Peintner, Pichler, Sottsass e dello stesso Pettena.  L’essere nati tutti nella prima metà del Novecento in un raggio di pochi chilometri gli uni dagli altri (avendo Bolzano come centro), e per Hollein l’aver lavorato con Pichler ed essere quindi stato contaminato dallo stesso virus, accomuna infatti questi architetti-artisti nel ‘sentire’ sotto pelle il lavoro degli altri.  Li unisce, dentro un percorso ‘radicale’, la rivisitazione concettuale e linguistica di un ambito, quale il progetto e l’architettura, che nelle loro mani si amplia e modifica in modo talmente significativo da influenzare anche l’oggi in arte e architettura.